Recensioni di libri scritti da donne

Adua Biagioli: Il tratto dell’estensione

Si dice che la lettura di un verso richiede una grande preparazione linguistica e letteraria, senza la quale è preclusa al lettore la scoperta del senso, ovvero di un significato che riveli la logica posta alla base di un rigurgito emotivo altrimenti senza comprensione. Forse dovremmo dimenticare questa rigida impostazione scolastica e abbandonarci all’unica ricerca possibile: quella delle emozioni. Ciò che rimane di una poesia non è il senso ma l’emozione che proviamo: l’emozione che il testo riesce a trasmetterci. 

Nella raccolta di poesie “Il tratto dell’estensione” di Adua Biagioli diventiamo testimoni di una rinascita, ovvero di un percorso che prende le mosse dall’ascolto interiore del proprio dolore.

“Sempre la fragilità si dirige sommessa alla deriva
nello slaccio d’abbandono del sentire”

La fragilità è quella di chi decide di interrogarsi sulla propria esistenza e si scopre consapevole dei propri dubbi ed incertezze, riconoscendo gli errori commessi e la perdita conseguente di un abbraccio, di un volto, di una voce. Prima di tutto, c’è la consapevolezza: è questa l’arma potente con cui la poesia ci rivela il lato inaspettato delle cose. Ecco che la familiarità viene meno e tutto appare diverso, nuovo, inconsueto, perfino la nostra forza e il nostro coraggio.

“Sorpesa – l’irripetibile ebbrezza di essere
Sorpresa – l’esistere al frantumo del cuore”

Per l’autrice questa rinnovata lucidità è la scoperta di una corrispondenza tra il proprio dolore e la natura che la circonda con i suoi colori, riflessi di ricordi ancora vivi e brucianti. La natura rivela “momenti sacri” di compartecipazione e dialogo dove germoglia lento il cambiamento e il silenzio languido lascia il posto alla speranza.

La raccolta è suddivisa in tre parti e ognuna di esse è introdotta da una citazione dello scrittore israeliano David Grossman, un richiamo evidentemente molto caro all’autrice. Il passaggio da una sezione all’altra segna l’evoluzione dell’io interiore dalla sofferenza e il dolore iniziali alla presa di coscienza della propria forza e vitalità, e questo rinnovato vigore trova la sua massima espressione nel mondo naturale il quale partecipa attivamente alla nascita di questa nuova e inaspettata speranza.

“cicatrice scivola la scrittura
ricominciare ha il sottile sapore del ritrovare senso”

Non resta che prenderne atto, tracciare questa mutazione silenziosa con un tratto, appunto, che sia la misura di questa estensione.

Al termine di questa esperienza l’io poetico ha chiaro che l’equilibro si fonda su un chiaroscuro dove luci e ombre, felicità e dolore sono sempre compresenti e interconnessi. Non è questa la complessità della vita? E la poesia non ci aiuta forse a comprendere questa complessità?

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