Recensioni di libri scritti da donne

Sylvie Schenk: se la vita va veloce non fartela scappare

“Veloce la vita”, in poco più di 150 pagine, racconta gli attimi di un’intera vita. La voce di Sylvie Schenk rincorre una vita che va veloce, la sua, e lei la osserva distaccata come una spettatrice messa dinanzi alla realtà della propria esistenza. Gruppo di lettura maggio 2018

Sono gli anni ’50 e Luise preferirebbe essere un maschio. L’ambiente familiare che la circonda, chiuso tra le alpi francesi del dopoguerra, non le offre altra scelta: la madre, che ha acquistato da poco il diritto di voto ma non sa che farsene, perché non avrà mai l’occasione di compiere una scelta autonoma e indipendente dalla volontà del marito, lavora a maglia ed è costretta ad elemosinare i soldi ad un marito avaro; la sua giornata non va oltre la cura dei figli, due femmine e il piccolo maschietto, l’orgoglio paterno. Il padre le offre la possibilità di frequentare l’università a Lione, dove risiede la parte borghese e altolocata della famiglia che guarda con sufficienza a degli “zoticoni” che hanno deciso di isolarsi tra i monti.

Qui Luise per la prima volta si scopre libera e, decisa a lasciarsi alle spalle i principi morali inculcati dalla Chiesa cattolica e delle letture carenti, dove “non c’è traccia delle ragazze” perché solo l’uomo può essere protagonista, si apre al mondo e all’attivismo culturale dell’ambiente accademico. Luise si guadagna l’indipendenza economica offrendo ripetizioni a studenti più giovani e decide di interrompere la convivenza forzata con la “nonna cattiva” affittando un appartamento tutto per sé, dove può godere di maggiore intimità e frequentare le amicizie che preferisce.

Durante gli anni universitari la tragedia della Storia la risveglia da un lungo isolamento: è la storia con la S maiuscola, quella della Francia degli anni ’50 liberata da appena una decina d’anni. Se per lei questo passato è “un arco di tempo incredibilmente lungo che si inserisce in un flusso temporale continuo”, nella cerchia di amici c’è chi ha freschi nella memoria i soprusi subiti durante l’occupazione tedesca e rimpiange la perdita dei propri cari che l’ascesa di de Gaulle pretende di seppellire nella memoria storica, indelebile ma ormai superata e superabile, del popolo francese. Mentre Luise cerca una via per la riconciliazione,  negando che le colpe di una nazione possano ricadere sulle generazioni future, si insinua il sospetto che il suo soggiorno in Germania nasconda un segreto di famiglia terribile e inconfessabile.

Durante gli studi letterari compone poesie e dà forma alle proprie emozioni attraverso il disegno, legge Camus e i maggiori interpreti della letteratura francese dell’epoca. Tra gli scaffali di una libreria ben fornita scopre un libro di Marguerite Duras: è Hiroshima mon amour e la lettura la lascia folgorata, ancora più dello “Straniero” di Camus che le aveva tolto il sonno nel tentativo di comprendere il senso di una morte, quella di Meursault, che non trova spiegazione. Marguerite Duras la stupisce con una scrittura fuori dal canone accademico e che riecheggia senza dubbio nello stile dell’autrice: i riferimenti letterari, infatti,  arricchiscono i contenuti del libro e trovano continui rimandi nel testo. Camus si riflette nella natura come porto sicuro nel mare in tempesta, nell’immensa bellezza delle montagne che svelano il contrasto tra il microcosmo dell’uomo e la potenza sterminata dell’universo.

In sole poche ore conosci i tre livelli in cui è suddiviso il mondo: in basso, il cupo brontolio dell’inferno, più su l’ospitale pianura, dove sono state piazzate chiesa e case, e in cima il verde alpeggio con la sua vetta, una triade, una struttura del mondo alpino che plasmerà per sempre il tuo spirito. […] Sei permeata da un autunno generoso, dalle nube che si specchiano nei laghi, dai gradevoli odori dei sentieri lungo il pendio, dalla resina profumata degli abeti e pensi che il male e la stupidità appartengono solo all’uomo”.

Marguerite Duras rivive nelle frasi rapide ed essenziali, nello stile asciutto e conciso ma efficacissimo nel restituire la precisione di un istante: l’immagine di una realtà che prosegue inesorabile verso il futuro perché la vita, “così breve la vita”, non si ferma mai.

“La vostra vita è un lago poco profondo, l’acqua è trasparente, qui e lì sono già visibili i sassi e le alghe”.

“E ora: il cielo è sempre di un azzurro molto terso, ma l’animo è pesante, l’innocenza è svanita”.

Sylvie Schenk adotta uno stile narrativo singolare e racconta l’esistenza di Luise in seconda persona, scegliendo così di mettere in scena un distacco tra la protagonista e gli eventi che segnano la sua storia personale, una separazione che è anche temporale tra la narratrice mansueta che viene dal futuro e la ragazza sognatrice e indipendente che è stata. Una scelta che rispecchia fedelmente quella sensazione “di non esserci”, di “imitare qualcuno”, di essere “distaccata da te stessa” che pervade Luise nei momenti cruciali della sua esistenza. E davvero Luise è straniera a sé stessa, perché non conosce le origini della sua famiglia: la storia della madre, forse adottata dai suoi genitori, è segreta e rimane ineffabile, mentre il padre non sembra possedere gli stessi geni di quella parte della famiglia che ha preferito rimanere nella moderna Lione e non si è lasciata sedurre dal fascino della natura incontaminata. Una condizione, quello dello straniero, che diviene esistenziale: è questo lo status con cui Luise definisce la propria esperienza di ragazza francese in terra tedesca, dove insegna la propria lingua madre come lingua straniera dopo essersi trasferita in Germania. Il lettore scopre allora che la citazione del romanzo “Lo straniero” ha molto da dire ancora.

“Veloce la vita” è un intenso romanzo di formazione dove il percorso di crescita è affidato alle scelte che Luise è chiamata a compiere nel corso della sua vita e che lei valuterà sempre con grande consapevolezza e determinazione, due tratti che le garantiscono l’indipendenza e la piena responsabilità delle proprie azioni. È la storia di una donna che sceglie di prendere la propria strada, nell’amore come nell’arte, al ritmo di una musica jazz che le “pizzica” l’anima e le illumina il cammino.

“Lo ascolterai per tutta la vita, ogni volta che avrai l’impressione di dover tornare alle origini”.

Le origini sono racchiuse nei sogni, delle immagini nebulose prigioniere di un tempo passato mentre la vita, velocemente, se ne va.

Sylvie Schenk

Sylvie Schenk è nata nel 1944 a Chambéry, in Francia. Ha studiato a Lione e si è trasferita in Germania nel 1966. Ha pubblicato poesie in francese e, dal 1992, ha iniziato a scrivere in tedesco. Vive vicino a Aachen (Aquisgrana) e a La Roche-de-Rame, nelle Alte Alpi francesi. Quando Veloce la vita è stato pubblicato in Germania nel 2016, i librai lo hanno scelto come uno dei cinque libri più belli dell’anno (dal sito di Keller Editore).


“Veloce la vita” è stato scelto come libro del mese per il gruppo di lettura della Libreria pagina dodici di VeronaRingrazio tutti i partecipanti all’incontro e Roberto Keller, che ha preso parte all’evento per raccontare il processo editoriale, il grande impegno e la passione sconfinata che hanno portato alla luce questo capolavoro.

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